Nato nel 1885 a Gaiarine (Treviso), notoriamente antifascista, ha ricevuto la nomina a parroco di Montaner di Sarmede nel 1927 quasi come fosse una “punizione”, dato che questa frazione di montagna rappresentava all’epoca quasi un “confino”. Qui il sacerdote si adoperò subito perché fosse costruito un asilo e un orfanotrofio e fece erigere una chiesetta intitolata a San Giovanni Bosco e una saletta, poi adibita a teatro e cinema. Queste sue iniziative gli valsero la simpatia e il sostegno dei montaneresi, che furono tutti accanto al loro parroco quando, dopo l’8 settembre 1943, don Faè cominciò ad organizzare gli aiuti agli ex prigionieri di guerra presenti nel paese e ai soldati italiani sbandati. Dalla trasformazione del campanile della chiesa in un deposito di armi alla totale collaborazione del parroco con Giovanbattista Bitto, un comandante partigiano del luogo, il passo fu breve.
Purtroppo il parroco antifascista fu tradito da due falsi partigiani e il 27 marzo del 1944 i repubblichini arrestarono don Faè e la sorella Giovanna. Portato a Udine e incarcerato, il sacerdote fu processato e condannato a morte, ma poi, probabilmente per intercessione dell’allora arciprete di Pordenone, fu rinchiuso nel seminario di Vittorio Veneto, che divenne la sua abitazione coatta sino alla Liberazione. Sua sorella Giovanna invece non ebbe questa fortuna: restò infatti in carcere a Udine e viene poi deportata in un lager tedesco, probabilmente Dachau, da dove non è più tornata.
Da allora il sacerdote cominciò ad essere chiamato e a farsi chiamare “don Galera”. Tornato nel maggio del 1945 alla sua parrocchia, riprese la sua indefessa attività sociale. Grazie al suo impegno i montaneresi ottennero la luce elettrica, il telefono, l’acqua corrente nelle case, un servizio giornaliero di corriere per Vittorio Veneto, l’Ufficio postale, un nuovo edificio scolastico. Nel 1961 il sacerdote fece anche costruire un sacello in onore di Santa Barbara. patrona dei minatori, in ricordo degli operai morti sul lavoro. Ai funerali di don Giuseppe Faè, presente l’allora vescovo di Vittorio Veneto Albino Luciani (che sarebbe poi stato, per un mese, Papa Giovanni Paolo I), parteciparono tutti gli abitanti di Montaner, molti dei quali sarebbero poi passati alla Chiesa ortodossa, allorché le gerarchie cattoliche non vollero che a sostituirlo come parroco fosse chiamato don Antonio Botteon, che per tre anni aveva assistito colui che molti montaneresi consideravano Santo e al quale è stato eretto un monumento e intitolata una via di Montaner.
Alla sorella Giovanna, invece, il Comune di Sarmede ha dedicato la Scuola Elementare di Montaner, nonché un grande affresco sul muro esterno della Biblioteca Civica, che rappresenta la sua storia.






